Il conflitto che provoca un reato non sempre può essere sanato dalla “giustizia”.
Innanzitutto, la giustizia prende in considerazione un tempo ben preciso, che è appunto quello della commissione del reato, ma le persone coinvolte nel reato, siano esse la vittima o il reo, hanno un “prima” e soprattutto un “dopo”.
La mediazione penale offre uno spazio libero, confidenziale e protetto, dove queste “persone” possono narrare il loro “essere persone” -prima, durante e dopo-, e condividere i sentimenti -molto spesso negativi e di dolore-che altrove potrebbero avere molta difficoltà a fare.
La condivisione delle emozioni e dei sentimenti avviene innanzitutto tramite il racconto dei fatti da entrambe le visuali e alla fine permette alla vittima di trovare accoglimento e possibilità di esprimere quello che prova e chiedere la”soddisfazione della risposta” a tante dolorose domande, mentre il reo può rendersi pienamente conto di quanto ha procurato, ma anche mostrarsi in tutto il suo essere “persona in divenire”.